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Maschera
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top
Una mwcqmaschera è un oggetto o indumento utilizzato per coprire parzialmente o totalmente il mwcgvolto, a fini mwcwprotettivi, mwdacerimoniali, di mwdqintrattenimento e mwdgspettacolo o di mwdwtravestimento, eventualmente integrata da un mweacostume.
Di solito segue la forma di un volto umano e presenta fessure per gli occhi, la bocca e il naso, e può essere fatta di mwegcartapesta, mwewplastica, mwfalegno o altri materiali. Maschere diverse hanno usi diversi, come proteggere il volto di un atleta o di un lavoratore in un'industria pericolosa, prevenire l'inalazione di tossine, riscaldarsi, divertirsi, nascondere il volto allo scopo d'impedire l'identificazione o di emulare un personaggio.
Contents
• Storia
• Europa
• Asia
• Africa
• Americhe
• Russia
• Oceania
• Occulto
• Note
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Origine del nome
Incerto l'mwhqetimo della parola: una prima ipotesi lo vorrebbe di origine preindoeuropea, da mwhgmwhwmasca ("fuliggine", "fantasma nero")cite-ref-1[1]. Una seconda ipotesi, non incompatibile con la prima, lo deriverebbe dal mwjalatino tardo e mwjqmedievale mwjgmwjwmasca ("strega", "demone")cite-ref-2[2]cite-ref-3[3]. In area piemontese e lombarda mwmamasca significa ancora oggi “strega”.
Si trova traccia dell'origine del termine nell'antico alto mwmgtedesco e nel provenzale mwmwmasc, stregone. Dal significato originale si giunge successivamente a quello di fantasma, larva, aspetto camuffato per incutere paura. L'evoluzione linguistica portò probabilmente all'aggiunta di una ‘r’ facendo assumere al termine la forma dapprima di mwnqmascra e successivamente di mwngmascaracite-ref-4[4].
Alcuni studiosi hanno suggerito una derivazione dell'etimo dalla mwpalocuzione mwpqaraba mwpgmaschara o mwpwmascharat, buffonata, burla, derivante dal mwqaverbo mwqqsachira, deridere, burlare, importata nel linguaggio medievale dalle mwqgcrociate. Tuttavia tale vocabolo è già presente in alcuni testi anteriori alle crociatecite-ref-5[5].
Il mwsaDizionario etimologico italiano di mwsqCarlo Battisti e mwsgGiovanni Alessio lo riconosce come relitto del mwswsostrato pregallico, riconducibile al termine mwtabaska da cui abbiamo il verbo mwtqfrancese mwtgrabacher (mwtwantico francese mwuarabaschier), fare fracassocite-ref-6[6].
Si è dunque probabilmente giunti ad una sorta di processo di assimilazione all'interno del mwvgsignificante 'maschera' sia dell'aspetto primordiale di 'anima cattiva' o 'defunto', sia di un aspetto goliardico e festoso.
Storia
Preistoria
Le maschere rappresentano una delle più antiche forme di espressione simbolica dell’umanità. Le testimonianze archeologiche più antiche finora conosciute risalgono al Neolitico preceramico B (circa 7000 a.C.) nel mwyaLevante meridionale, in particolare nell’area dell’attuale mwyqIsraele e mwygCisgiordania. Queste maschere, scolpite in mwywpietra calcarea, presentano volti stilizzati, occhi perforati e fori laterali che suggeriscono potessero essere indossate o fissate su supporti. Molti esemplari provengono dal mwzadeserto della Giudea e sono oggi conservati presso l’Israel Museumcite-ref-7[7]cite-ref-8[8].
Secondo l’archeologo Ofer Bar-Yosef della mwbgHarvard University, queste maschere sono collegate ai culti degli antenati, pratica diffusa nel Neolitico del Levante, documentata anche dai celebri crani modellati in gesso ritrovati in siti come mwbwGerico. La loro funzione sarebbe stata rituale e comunitaria, legata alla memoria e all’identità del gruppocite-ref-9[9]cite-ref-10[10].
Europa
Antica Roma
Dai ritrovamenti archeologici si sa che nell'esercito romano erano in uso delle maschere facciali da parata; le maschere erano di metallo e avevano dei fori per occhi, naso e boccacite-ref-11[11]. Nei tornei con i mwgwgladiatori venivano talvolta utilizzate le maschere. Dalle prove archeologiche risulta che queste non solo proteggevano, ma contribuivano anche a rendere più intimidatorio chi le indossavacite-ref-12[12]cite-ref-13[13].
Tuttavia il rapporto fra maschera e morte si accentua nuovamente nel mondo mwjqellenistico e all'interno dei mwjgculti misterici romanicite-ref-14[14].
La maschera di mwlaSileno, ad esempio, diviene uno dei simboli per eccellenza della morte iniziatica (cfr. affreschi della mwlqVilla dei Misteri a mwlgPompei); all'interno del contesto greco-romano possiamo così ritrovare l'interrelazione fra mwlwsacro e mwmaprofano, attuata per mezzo dell'uso teatrale della mascheracite-ref-15[15]cite-ref-16[16].
Antica Grecia
In Grecia, venivano utilizzate nelle rappresentazioni tragiche e comiche per identificare ruoli, emozioni e caratteristiche dei personaggi. Le maschere erano realizzate principalmente in lino, legno o cuoio e avevano un ruolo pratico nell’amplificazione della voce. A Roma, il teatro riprese e adattò queste tradizioni, mentre le maschere cominciarono a essere utilizzate anche nei giochi e nelle feste pubblichecite-ref-17[17]cite-ref-18[18].
Medioevo
Nella mwsgVenezia del mwswMedioevo, durante le mwtapestilenze, i medici erano soliti indossare una mwtqmaschera il cui lungo naso veniva riempito di mwtgspezie a un doppio scopo: in primo luogo coprire i miasmi emanati dai corpi degli appestati e secondariamente offrire una difesa, seppur debole, dal contagio per l'inalazione dell'aria. Tale oggetto viene appunto definito "maschera dello speziale"cite-ref-19[19]cite-ref-20[20].
• Drammi liturgici: rappresentazioni sacre dentro o fuori le chiese (misteri, miracoli, mwygpassioni), dove talvolta si usavano travestimenti per rappresentare demoni, angeli o personificazioni del male.
• mwzaFeste dei folli (diffuse in Francia e Europa centrale): celebrazioni in cui si sovvertivano temporaneamente gerarchie ecclesiastiche e sociali, con travestimenti grotteschi.
Solitamente i boia durante le esecuzioni indossavano cappucci o maschere.
Rinascimento
Con il mw0aRinascimento, l’uso della maschera si evolse soprattutto in ambito teatrale e mondano. In Italia, la Commedia dell’arte sviluppò un repertorio di maschere fisse, come mw0qArlecchino, mw0gPantalone e mw0wColombina, ciascuna con caratteristiche riconoscibili e simboliche. Questo periodo vide anche la diffusione delle maschere nei balli aristocratici, come i celebri carnevali di Venezia, dove la maschera non era solo un oggetto teatrale ma un accessorio sociale che permetteva l’anonimato e l’incontro tra classi diversecite-ref-23[23]cite-ref-24[24].
Visard
Una visard (o vizard) era una maschera ovale di velluto nero indossata principalmente dalle donne nel XVI secolo in Europa. Lo scopo principale di questa maschera era proteggere la pelle dal sole durante i viaggi, perché allora la pelle pallida era considerata un segno di status sociale elevato (mentre un’abbronzatura indicava che la persona lavorava all’aperto ed era quindi povera)cite-ref-25[25].
La visard non era sempre fissata alla testa con lacci o nastri: spesso chi la indossava teneva un piccolo perla o bottone tra i denti per mantenerla in posizione. Questa maschera comparve già nelle registrazioni inglesi fin dal 1377, usata anche negli spettacoli di corte, e divenne associata a modi particolari di coprire il visocite-ref-26[26].
A Venezia la visard si trasformò in una variante chiamata mw8qmoretta, una maschera senza apertura per la bocca che veniva tenuta in posizione con un bottone tra i denti: l’impossibilità di parlare aumentava il senso di mistero della donna che la indossavacite-ref-27[27].
Nel corso del tempo, la visard fu usata da figure di rilievo (come alcune regine e nobildonne) e talvolta entrava nelle mode di corte, comparendo anche nei costumi per spettacoli e celebrazionicite-ref-28[28].
Età moderna e contemporanea
Dal XVII secolo in poi, la maschera continuò a essere un elemento culturale in varie forme. In alcuni paesi europei, come Francia e Inghilterra, le maschere divennero parte dei mw-qballi in maschera e dei teatri d’opera.
La mw-wMaschera di Ferro (... – Parigi, 19 novembre 1703) fu un individuo la cui identità non è mai stata realmente accertata e del quale vi sono notizie storiche che dicono che fosse un prigioniero durante il regno di mwaqaLuigi XIV di Francia. Il nome deriva dal fatto che portava sempre sul volto una maschera di velluto nero, assicurata da cinghie metalliche, che ne rendeva invisibili le fattezze. La maschera "di ferro" sarebbe stata usata solo in occasione di un trasferimento. Ispirò alcuni romanzi e in epoca moderna alcuni filmcite-ref-29[29]cite-ref-30[30].
Nel XIX e XX secolo, il loro uso teatrale si affiancò a quello artistico e simbolico, con maschere impiegate nelle arti visive, nelle performance e in riti tradizionali locali. Oggi, le maschere continuano a essere utilizzate in festival, eventi culturali e rappresentazioni teatrali, mantenendo un legame con la tradizione storica europea.
Asia
Le maschere hanno avuto un ruolo centrale nelle culture asiatiche fin dall'antichità, con significati rituali, teatrali e sociali profondamente radicati. La loro funzione varia dalla celebrazione religiosa alla rappresentazione teatrale, passando per la protezione simbolica e l’espressione artisticacite-ref-31[31]cite-ref-32[32].
In molte culture asiatiche, le maschere erano strettamente legate ai rituali religiosi e alle cerimonie di protezione. In India, ad esempio, maschere di legno e metallo venivano utilizzate nelle danze sacre dedicate a divinità come mwar4Siva o mwar8Kālī, servendo a invocare spiriti benevoli o a scacciare le forze maligne. Analogamente, in Indonesia, le maschere sono state impiegate nelle tradizionali cerimonie balinesi e giavanesi, in particolare nelle rappresentazioni rituali legate al teatro mwasamwaseWayang Kulit.
La tradizione teatrale asiatica ha profondamente influenzato l’evoluzione della maschera. In Cina, le maschere erano fondamentali nell’mwasmmwasqopera di Pechino, dove il colore e la forma indicano il carattere e le qualità morali dei personaggicite-ref-33[33].
In Giappone, la maschera trova una delle espressioni più famose nel mwasoNō, un teatro classico in cui le maschere in legno scolpito rappresentano divinità, spiriti o persone defunte, consentendo agli attori di trasmettere emozioni sottili attraverso movimenti e giochi di lucecite-ref-34[34]. Soldati e samurai indossavano armature protettive dall'aspetto altrettanto feroce, che includevano anche maschere facciali. La protezione facciale nel contesto dei mwas8samurai è chiamata mwatamengu o mwatemen‑yoroi (armatura del volto). Queste maschere potevano coprire tutta o parte del volto e venivano usate in battaglia insieme al mwatikabuto (elmo). Il tipo più diffuso era il mwatmmenpō, una maschera in ferro o metallo che copriva il naso, guance e mento, spesso con grinta o espressioni aggressivecite-ref-35[35].
Le maschere asiatiche sono realizzate in materiali diversi: legno, metallo, ceramica, tessuto e carta. Lo stile varia da regione a regione, riflettendo le credenze religiose, la mitologia e la gerarchia sociale. Ad esempio, le maschere tibetane di mwatkCham sono caratterizzate da colori vivaci e forme esagerate, utilizzate nei rituali buddhisti per simboleggiare la lotta tra bene e malecite-ref-36[36]cite-ref-37[37].
Tradizioni rilevanti sono:
• Chhau (Odisha, Jharkhand, Bengala Occidentale) – danza con maschere legata a epopee e divinità.
• mwauyTheyyam (Kerala) – rituale con elaborate maschere e trucco sacro.
Le mwaugmaschere coreane hanno una lunga tradizione legata allo sciamanesimo e, in seguito, alla danza rituale. Venivano utilizzate in guerra, sia sui soldati che sui loro cavalli; in ambito cerimoniale, per riti funebri in giada e bronzo e per cerimonie sciamaniche per scacciare gli spiriti maligni; per ricordare i volti di grandi personaggi storici nelle maschere mortuarie; e nelle arti, in particolare nelle danze rituali, nelle rappresentazioni teatrali e di corte. Gli usi attuali sono come maschere in miniatura per souvenir turistici o sui telefoni cellulari, dove vengono appese come mwauktalismani portafortunacite-ref-38[38].
Medio Oriente
Il teatro in Medio Oriente, come altrove, aveva inizialmente una natura rituale, rappresentando i rapporti tra l’uomo e la natura, le divinità e gli altri esseri umani. Ebbe origine dai riti sacri di miti e leggende eseguiti da sacerdoti e attori laici in tempi fissi e spesso in luoghi prestabiliti. Il teatro popolare (mimo, maschere, pupazzi, farsesche, giocoleria) aveva un contesto rituale, poiché veniva rappresentato in occasione di riti religiosi o di passaggio, come giorni di nascita, circoncisioni e matrimoni. Col tempo, alcune di queste rappresentazioni rituali, inizialmente legate alla religione, persero il loro significato sacro e cominciarono a essere eseguite durante tutto l’anno. Circa 2500 anni fa, re e popolani venivano intrattenuti da danze e mimi accompagnati da musica, in cui i danzatori indossavano spesso maschere, un residuo di un’epoca precedente in cui tali danze erano eseguite come riti religiosi. Secondo alcuni studi, questa pratica richiamava quella dei riti funerari romani, in cui attori-danzatori mascherati rappresentavano i defunti con movimenti e gesti che imitavano quelli del defunto, cantando le lodi della loro vitacite-ref-39[39].
Africa
Le maschere africane rappresentano uno degli elementi più significativi dell’arte e della cultura tradizionale del continente africano. Esse sono oggetti rituali e cerimoniali utilizzati da secoli da numerosi gruppi etnici per comunicare con gli spiriti, celebrare eventi sociali, trasmettere valori culturali e marcare riti di passaggiocite-ref-40[40]. Esempi etnografici sonocite-ref-referencea-41-0[41]:
• Maschere Egungun tra gli mwawsYoruba (Nigeria) – culto degli antenati.
• Maschere Kanaga presso i mwaw0Dogon (Mali) – rituali funebri.
• Copricapi Chi Wara dei mwaw8Bamana (Mali) – celebrazione agricola.
Le origini delle maschere africane risalgono a periodi antichi, sebbene la datazione esatta sia difficile da stabilire a causa della natura effimera di alcuni materiali utilizzati, come il legno e le fibre vegetali. Le maschere hanno spesso una funzione sacra o simbolica: sono utilizzate nei rituali religiosi, nelle cerimonie di iniziazione, nei festival agricoli e nei funerali. Ogni maschera può rappresentare antenati, divinità, spiriti della natura, animali o forze soprannaturalicite-ref-referenceb-42-0[42].
Le maschere africane si distinguono per stili, forme e materiali in base alla regione e alla cultura. Tra i materiali più comuni vi sono legno, bronzo, ottone, avorio, perline, conchiglie e tessuti. Le forme possono essere stilizzate, geometriche o realistiche, e spesso includono simboli e incisioni che comunicano significati specifici, come potere, fertilità, protezione o giustiziacite-ref-43[43].
Oltre alla funzione rituale, le maschere servono come strumenti di coesione sociale e di educazione morale. In molte società africane, i membri di una comunità imparano a conoscere le regole sociali e i valori culturali attraverso l’uso della maschera e delle performance associate, che comprendono danza, musica e recitazione. La maschera diventa così un mezzo di trasmissione culturale e di rafforzamento dell’identità collettivacite-ref-44[44].
Le maschere africane hanno avuto un impatto significativo sull’arte moderna, in particolare nel XX secolo. Artisti europei come mwayaPablo Picasso e mwayeHenri Matisse trassero ispirazione dalle forme stilizzate e dai motivi simbolici delle maschere africane, contribuendo alla nascita di movimenti come il mwayicubismocite-ref-45[45]cite-ref-46[46].
Oggi, le maschere africane continuano a essere prodotte sia per scopi rituali che per il mercato dell’arte. Musei e collezioni private in tutto il mondo conservano esempi storici, cercando di preservare la memoria culturale dei popoli africani e promuovere la comprensione della loro ricca tradizione artisticacite-ref-47[47]cite-ref-48[48].
Americhe
In Mesoamerica, civiltà come i Maya e gli Aztechi svilupparono maschere in materiali vari, tra cui legno, pietra, ossa, conchiglie e metalli preziosi. Le maschere erano spesso associate a divinità, rituali funebri e cerimonie di iniziazione. Alcune maschere azteche erano decorate con turchese e altre gemme, simboleggiando potere e connessione con il mondo spiritualecite-ref-49[49]cite-ref-50[50].
Nelle regioni andine, culture come i mwaauMoche e gli mwaayInca crearono maschere cerimoniali di metallo e ceramica, utilizzate in feste religiose e rituali di sepoltura. In particolare, le maschere funerarie in oro e argento servivano a rappresentare la divinità del defunto e a garantire il passaggio all'aldilàcite-ref-51[51]cite-ref-52[52].
Tra le popolazioni indigene del Nord America, le maschere avevano funzioni rituali e sociali. I popoli della costa nord-occidentale, come i mwabuTlingit, i mwabyHaida e i mwabcKwakiutl, utilizzavano maschere durante danze cerimoniali e rappresentazioni mitologiche. Queste maschere spesso raffiguravano animali totemici e spiriti ancestrali, servendo a trasmettere storie e valori culturalicite-ref-53[53]cite-ref-54[54].
In tutte le Americhe, le maschere erano più di oggetti ornamentali: incarnavano l’identità spirituale e sociale del portatore. Venivano indossate per invocare protezione, celebrare il ciclo della vita e della morte, e rafforzare l'autorità di capi, sciamani o sacerdoti. La diversità dei materiali e dei stili rifletteva anche la varietà ambientale e culturale delle popolazioni del continentecite-ref-57[57]cite-ref-58[58].
Il cappuccio utilizzato dal mwadmKu Klux Klan può essere considerato una maschera in senso tecnico e simbolico.
Oggi, le tradizioni delle maschere continuano in molte comunità indigene, dove vengono integrate nelle celebrazioni culturali, nei festival e nelle performance artistiche. Alcune maschere storiche sono conservate in musei come oggetti di studio antropologico e artistico, testimoniando l’importanza culturale e spirituale di queste pratiche nel passato delle Americhecite-ref-59[59].
Russia
Le prime tracce documentate risalgono ai riti pagani dei popoli slavi, dove le maschere venivano utilizzate durante feste agricole e celebrazioni stagionali per rappresentare spiriti della natura, divinità o personaggi mitologici. Queste pratiche avevano una funzione apotropaica, cioè servivano a proteggere le comunità dai mali e a favorire la fertilità dei campicite-ref-60[60]cite-ref-61[61].
Con l’avvento del mwaecCristianesimo, molte di queste tradizioni furono reinterpretate o soppiantate dalle feste liturgiche, ma alcuni elementi persero di sacralità restando nel folklore popolare. In particolare, le maschere continuarono a essere presenti nei rituali invernali, come il mwaegMaslenica, una festa che celebra la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera, durante la quale si usano maschere raffiguranti animali, spiriti e figure caricaturalicite-ref-62[62].
Dal XVII secolo, con l’influenza teatrale europea, le maschere cominciarono a entrare nei contesti teatrali e performativi. Nel XIX secolo, il teatro russo sperimentò una grande varietà di maschere, soprattutto nelle opere di pantomima e nel teatro popolare itinerante, dove il costume e la maschera erano fondamentali per caratterizzare i personaggi in assenza di un copione scrittocite-ref-63[63]cite-ref-64[64].
Nel XX secolo, le maschere in Russia assunsero anche una funzione artistica e simbolica, grazie a movimenti teatrali d’avanguardia come il teatro di mwafcVsevolod Mejerchol'd e le sperimentazioni sceniche dei futuristi. Le maschere venivano utilizzate per esprimere emozioni universali, archetipi e dinamiche sociali, diventando parte integrante della ricerca estetica e performativa.
Oggi, la tradizione della maschera in Russia si manifesta sia nelle celebrazioni popolari sia nelle arti performative contemporanee. Artisti e registi continuano a sperimentare con materiali, forme e significati, rendendo la maschera un simbolo della cultura russa che unisce passato folklorico e innovazione teatralecite-ref-65[65]cite-ref-66[66].
Oceania
In molte culture oceaniche, le maschere non erano semplicemente oggetti artistici, ma veicoli di potere spirituale. Erano indossate durante cerimonie religiose, riti di iniziazione, danze funerarie e celebrazioni comunitarie. Ogni maschera poteva rappresentare antenati, spiriti della natura, divinità o figure mitologiche, e spesso era considerata abitata dallo spirito che rappresentavacite-ref-0-67-0[67].
Le maschere avevano inoltre un ruolo sociale: servivano a trasmettere status, autorità o appartenenza a particolari clan o società segrete. In alcune comunità melanesiane, ad esempio, la produzione e l’uso delle maschere erano riservati a determinati gruppi rituali, e il loro significato era noto solo agli iniziaticite-ref-0-67-1[67].
Le maschere oceaniche variano notevolmente per forma, dimensione e materiali, riflettendo la diversità ambientale e culturale della regione. Materiali comuni includono legno, fibra vegetale, conchiglie, ossa, piume e pigmenti naturali. Le tipologie principali sono:
• Maschere melanesiane: spesso di grandi dimensioni, decorate con motivi geometrici o figurativi, e talvolta incorporate in strutture scultoree complesse per danze ritualicite-ref-68[68].
• Maschere polinesiane: più stilizzate e schematiche, con influenze che riflettono l’arte tatuatoria e le credenze religiose localicite-ref-69[69].
• Maschere micronesiane: caratterizzate da linee semplici e motivi simbolici, utilizzate soprattutto in danze e processionicite-ref-70[70].
• Maschere aborigene australiane: generalmente realizzate in legno e pittura ocra, legate a racconti del “Tempo del Sogno” e a pratiche di iniziazionecite-ref-71[71].
L’uso delle maschere in Oceania risale a migliaia di anni fa, anche se le datazioni precise sono spesso difficili a causa della natura organica dei materiali. L’interazione tra diversi gruppi insulari ha favorito scambi culturali, influenzando stili e tecniche artistiche. Durante il periodo coloniale e l’esplorazione europea, molte maschere furono raccolte come oggetti etnografici, contribuendo alla conoscenza dell’arte oceanica nei musei occidentalicite-ref-0-67-2[67].
Oggi, le maschere tradizionali continuano a essere prodotte sia per scopi rituali sia come arte etnografica e decorativa. Artisti contemporanei reinterpretano forme e motivi tradizionali, fondendo simbolismo ancestrale con nuove espressioni artistiche, contribuendo a mantenere viva la tradizione e a diffonderla globalmentecite-ref-72[72].
Funzioni della maschera
Uso religioso
Comune a innumerevoli popolazioni era l'utilizzo di tale mwajosimbolo sin dall'età arcaica, raramente sostituito, ma spesso affiancato da pitture corporali, tatuaggi o scarificazioni. Esso si configura come un efficace mezzo di comunicazione tra gli uomini e le divinità, essendo uno strumento che permette di alienarsi dalle convenzioni spazio-temporali, al fine di proiettarsi all'interno di un mondo ‘altro’, divino, rituale, mwajsmistico. Colui che indossa la maschera perde la propria mwajwidentità per assumere quella dall'oggetto rituale rappresentatacite-ref-73[73].
Durante il mwakiPaleolitico Superiore, come testimoniato da alcune mwakmpitture rupestri in mwakqFrancia, nel mwakuSahara e nell'mwakyAfrica meridionale, le maschere furono associate a pratiche di mwakcmagia omeopatica all'interno di danze antecedenti la caccia. Frequente è anche l'accostamento della maschera a riti guerrieri o ancor più a mwakgpratiche funerariecite-ref-74[74].
Uso funerario
Un esempio significativo dell'uso funerario della maschera è presente presso la civiltà mwaloEgizia (mwalscfr. pratica dell'mwalwimbalsamazione), dove l'utilizzo di tali oggetti è attestato a partire dall'Antico regno, sino all'Epoca Romana (I secolo d.C.). Le maschere funerarie compaiono anche nelle tombe regali mwal0Micenee (cfr. tomba di mwal4Agamennone) ed attraverso i mwal8fenici si diffondono nelle zone occidentali d'influenza mwamapunica. Nella mwameGrecia arcaica e classica, la maschera non conserva la sua più diretta funzione funeraria, non viene più deposta sul volto del cadavere, ma resta pur sempre legata alla sfera della morte, dell'ira degli dei (maschere rituali di divinità nel loro aspetto irato, esibite dai sacerdoti, in particolare durante rituali misterici) o della natura selvaggia. In questa tipologia di impiego è spesso uno strumento di comunicazione con lo spirito del defunto per evitare che questi nuoci ai congiunticite-ref-75[75]cite-ref-76[76].
Uso culturale
Nel mondo greco, sin dal VI sec. a.C. (mwaniMegara Iblea) le maschere sono utilizzate nel teatro attico e nei teatri di Atene e di tutte le regioni. Sono state realizzate in materiali deperibili e non sono giunte a noicite-ref-77[77].
Riproduzioni di esse, ma di dimensioni inferiori sono attestate in terracotta e sono state trovate sia in Grecia (soprattutto Atene), che in mwangMagna Grecia, in Sicilia, in Etruria e nell'Italia centrale) insieme a statuette comiche. Sono state trovate in scavi, sia in aree di abitato (Adrano (CT) Lipari (ME), Siracusa), che in necropoli, in alcuni corredi di tombe o in aree che raccolgono corredi di tombe dismesse o destinate a riti. La maschera associata ad altri manufatti fittili e pittorici è particolarmente frequente nei rinvenimenti di fine IV sec. a.C. di Lipari (ME) dove è probabilmente un simbolo della partecipazione della comunità e di suoi singoli esponenti (infanti o giovani) alla comunità culturale e rituale. Non sembra che necessariamente questo rinvii a profonde adesioni alla religiosità dei misteri dionisiaci, ma rappresenti una autorappresentazione dei defunti come esponenti di un mondo in cui è viva e significativa la conoscenza di testi, di miti e di tradizioni espressi in lingua grecacite-ref-78[78]cite-ref-79[79].
Uso nel teatro
Nel mwaokteatro greco le maschere avevano la doppia funzione di caratterizzare il personaggio e di fungere da cassa di risonanza sonora per amplificare la voce e rendere più udibili i dialoghicite-ref-80[80].
Il mwao8teatro osco, una forma di teatro diffuso nel centro Italia prima della conquista romana usava caratteri fissi per i personaggi rappresentati da maschere. La mwapacommedia dell'arte fa uso di maschere che si estendono, diventano costumi e ricoprono tutto il corpocite-ref-81[81]cite-ref-82[82].
L'uso di maschere è adottato nelle forme di teatro tradizionale di tutto il mondo.
Uso nel Carnevale
Durante il carnevale è uso comune vestirsi (molto spesso anche indossando maschere) come un personaggio del cinema, del teatro, dei fumetti, dei videogiochi, della letteratura, oppure da animale.
Uso nel cosplay
Uso punitivo
Altre maschere sono talvolta utilizzate per evitare il riconoscimento o per mwaqopunire chi le indossa segnalando la propria umiliazione o causando sofferenza diretta:
• Una maschera di ferro particolarmente scomoda nella Scozia e nell'Inghilterra del XVI-XIX secolo era la mwaq0mordacchia, progettata per umiliare e mettere a tacere pubblicamente le donne considerate "brontolone" (mwaq4scolds) trattenendo le loro lingue con una piastra di metallo, spesso causando dolore fisico e scherno sociale mentre venivano portate in giro per la cittàcite-ref-83[83].
• La mwarqschandmaske, o "maschera della vergogna", usata nella Germania del XVII secolo, serviva come punizione pubblica per le trasgressioni sociali, progettata per simbolizzare il crimine e umiliare chi la indossava, privandolo dell'identità e rinchiudendolo in un ruolo che lo esponeva allo scherno della comunitàcite-ref-84[84].
• Le "maschere del silenzio" o "cappucci di calico" venivano utilizzate per alienare e mettere a tacere i prigionieri nelle carceri australiane della fine del XIX secolo, come l'Old Melbourne Gaol a mwaroMelbourne. Erano fatte di stoffa bianca e coprivano il viso, lasciando visibili solo gli occhicite-ref-85[85].
Uso nella moda
Diversi artisti del XX e XXI secolo, come Isamaya Ffrench e Damselfrau, creano maschere come arte indossabile, colmando il divario tra le maschere tradizionali e il design modernocite-ref-87[87].
Le maschere da mwatmwrestling sono utilizzate prevalentemente nel wrestling messicano e giapponese, dove sono strettamente legate alla personalità del lottatore. In queste culture, i lottatori spesso scommettono le loro maschere negli incontri contro, ad esempio, le maschere, i titoli o i capelli degli avversari di altri lottatori. Al contrario, le maschere sono viste meno favorevolmente nella cultura del wrestling statunitense e canadesecite-ref-88[88].
Diverse band e artisti, in particolare membri dei gruppi mwatkSlipknot, Mental Creepers e mwatoGWAR, e il chitarrista mwatsBuckethead, indossano maschere quando si esibiscono sul palco. Diversi altri gruppi, tra cui mwatwKiss, mwat0Alice Cooper e mwat4Dimmu Borgir simulano l'effetto con la pittura facciale, con alcuni come mwat8Urgehal, in uno stile chiamato mwauacorpse paint. Anche gli mwaueHollywood Undead indossano maschere, anche se spesso le rimuovono durante un'esibizionecite-ref-89[89].
La moda mwaucsteampunk prevede tecniche di fabbricazione di maschere, tra cui la lavorazione della pelle, per creare maschere antigas artigianali.
Nell'alta moda d'avanguardia, lo stilista belga mwaukMartin Margiela ha sviluppato i suoi primi look mascherati negli anni '90. Le maschere sono diventate un segno distintivo della sua collezione e sono state portate avanti nella casa di moda parigina dal successivo stilista Matthieu Blazy, che è entrato a far parte di mwauoMaison Margiela nel 2011. Indossando le loro maschere durante il suo Yeezus Tour, il musicista mwausKanye West ha aumentato la loro popolarità globale. Lo stilista mwauwJohn Galliano ha rilevato Margiela nel 2014, aggiungendo qualità scultoree e teatrali al look; e dal 2025, Glenn Martens ha rafforzato l'estetica di Margielacite-ref-90[90]cite-ref-91[91]cite-ref-92[92].
Uso nelle proteste e manifestazioni
L’uso di maschere nelle proteste e manifestazioni pubbliche è un fenomeno diffuso in diversi contesti storici e geografici. Le maschere possono avere funzioni pratiche, simboliche, identitarie o comunicative, e il loro significato varia a seconda del movimento e della situazione specifica.
Funzione simbolica
In molti casi la maschera rappresenta un simbolo politico. Un esempio noto è la maschera di mwawmGuy Fawkes, resa popolare dal film mwawqmwawuV per Vendetta e successivamente adottata dal collettivo mwawyAnonymous. Essa è divenuta un emblema della protesta contro governi, istituzioni finanziarie e grandi aziende, oltre che un simbolo di resistenza e opposizione all’autorità percepita come oppressiva.
Funzione pratica e di protezione
In situazioni di conflitto con le forze dell’ordine, i manifestanti possono indossare maschere antigas o altri dispositivi di protezione per difendersi dall’esposizione a lacrimogeni. In questi casi, la maschera assume sia una funzione pratica sia un valore simbolico, rappresentando un contesto di tensione sociale.
L’uso di mwawopassamontagna o maschere nere è spesso associato alla tattica del cosiddetto “mwawsblack bloc”, una modalità di azione collettiva caratterizzata dall’anonimato dei partecipanti. L’anonimato può essere inteso sia come misura di tutela dell’identità personale sia come espressione di un’identità politica collettiva.
Dimensione satirica e culturale
Alcuni movimenti impiegano maschere a scopo satirico, come quelle da mwaw4clown, per esprimere critica politica attraverso l’ironia e la teatralizzazione della protesta. In altri contesti vengono utilizzate maschere tradizionali o culturali, con l’obiettivo di rivendicare identità etniche, diritti territoriali o memoria storica.
Aspetti giuridici
In diversi ordinamenti giuridici l’uso di maschere durante manifestazioni pubbliche è regolamentato o limitato, soprattutto quando finalizzato a impedire l’identificazione dei partecipanti. Le normative variano in base al Paese e al contesto politicocite-ref-93[93].
Travestimento
Le maschere vengono talvolta utilizzate per evitare il riconoscimento. Come travestimento, la maschera agisce come una forma di protezione per chi la indossa e desidera assumere un ruolo o un compito senza essere identificato dagli altri.
• I rapinatori e altri criminali possono indossare maschere per nascondere il proprio volto e quindi la propria identità alle vittime e alle forze dell'ordine.
• Le forze dell’ordine in paesi come Venezuela, Iran e Nicaragua hanno una storia di utilizzo delle mascherine, mentre in Messico e Francia il loro uso è più selettivo. Da marzo 2025, gli ufficiali delle forze dell’ordine dell’mwax4Immigration and Customs Enforcement (ICE) degli Stati Uniti indossano mascherine per salvaguardare la propria identità e quella delle proprie famiglie da potenziali danni associati al mwax8doxingcite-ref-94[94].
• Talvolta, un testimone dell'accusa si presenta in tribunale con una maschera per evitare di essere riconosciuto dai conoscenti dell'imputatocite-ref-95[95].
Occulto
Nel contesto dell’mway8occulto europeo moderno (XIX–XX secolo), influenzato da correnti come l’mwazaermetismo e l’mwazeesoterismo rituale, l’uso delle maschere non costituisce una pratica universale, ma può comparire in rituali teatrali o simbolici. In alcune correnti teatrali-esoteriche del Novecento, la maschera è stata utilizzata come strumento drammaturgico e rituale per incarnare forze simbolichecite-ref-96[96].
• Satanismo ateo o simbolico. La mwa0iChiesa di Satana, fondata da mwa0mAnton LaVey nel 1966, interpreta mwa0qSatana come simbolo di mwa0uindividualismo e ribellione, non come entità reale. In questo contesto, l’uso di maschere o costumi (talvolta ispirati alla figura di mwa0yBafometto) ha prevalentemente funzione teatrale, scenica o simbolica.
• Satanismo mwa0gteista. In gruppi minoritari che concepiscono Satana come entità reale, le maschere possono essere usate in rituali per rappresentare spiriti, demoni o archetipi. Anche in questo caso, la funzione è prevalentemente simbolica e identitaria.
Nelle opere di narrativa
Prima che il cinema potesse contare su CGI, 3D ed mwa1ieffetti speciali digitali, le maschere e il mwa1mtrucco prostetico erano strumenti fondamentali per creare creature, mostri o personaggi particolari, come in teatro. Esempi noti sono mwa1qmwa1uFrankenstein, mwa1ymwa1cIl mago di Oz e mwa1gmwa1kIl pianeta delle scimmie.
Le maschere sono state utilizzate in molti film horror per nascondere l'identità dell'assassino. Esempi famosi includono mwa1sHannibal Lecter, mwa1wJason Voorhees della serie mwa10mwa14Venerdì 13, mwa18Jigsaw della serie mwa2amwa2eSaw, mwa2iGhostface della serie mwa2mmwa2qScream, mwa2uFaccia di cuoio della serie mwa2ymwa2cNon aprite quella porta, mwa2gMichael Myers della serie mwa2kmwa2oHalloween, l'assassino mascherato da mwa2sJohn Carver del film mwa2wmwa20Thanksgiving e quello mascherato da neonato di mwa24mwa28Auguri per la tua morte.
Alcuni personaggi mascherati famosi sono mwa3eBatman, mwa3iIron Man, mwa3mBelfagor, mwa3qPredator, mwa3uDeadpool, mwa3yDart Fener, l'mwa3cUomo Ragno, l'mwa3gUomo Tigre, mwa3kThe Mask e mwa3oZorro.
Altri film con personaggi mascherati di rilievo sono mwa3wmwa30Il fantasma dell'Opera e mwa34mwa38Le crociate (mwa4aBaldovino IV di Gerusalemme appare mascherato per nascondere la mwa4elebbra).
Una serie TV famosa con personaggi mascherati è mwa4mmwa4qPower Rangers, dove i protagonisti indossano la stessa maschera ma di colori diversi. Negli anni '90 anche i cattivi antagonisti indossavano maschere per interpretare vari mostri.
Maschere funzionali
Le maschere sono anche come pezzi di kit associati a funzioni pratiche, solitamente mwa40protettive.
Alcune maschere sono utilizzate per scopi medici:
• mwa5eMaschera per ossigeno, un pezzo di attrezzatura medica che aiuta la respirazione.
• mwa5mMaschera chirurgica, che aiuta a proteggere sia il chirurgo che il paziente dall'infezione reciproca tramite starnuti.
• mwa5uMaschera laringea.
Maschere per offrire protezione a chi le indossa:
• mwa5kMaschera respiratoria, per la fornitura di aria.
• mwa5sMaschera antipolvere, per il filtraggio di aria esterna.
• Maschera filtrante, un dispositivo di sicurezza.
• mwa54Cappuccio antifumo.
• mwa6aMaschera antigas.
• mwa6iMascherina in tessuto.
• mwa6qPassamontagna, per proteggere il viso dall'aria fredda.
Maschere protettive negli sport:
• mwa6gAutorespiratore, indossata da piloti di alta quota.
• Maschera facciale da casco per mwa6ofootball americano.
• Maschera da scherma
• Maschera da casco per mwa60hockey su ghiaccio o su prato.
• Maschera da casco per mwa68hurling
• Maschera da casco per mwa7epaintball
• mwa7mMaschera da baseball, indossata dai mwa7qricevitori.
• Maschera per mwa7ykendō
• mwa7gMaschera subacquea, un elemento dell'mwa7kattrezzatura subacquea che consente ai subacquei, agli apneisti e agli amanti dello mwa7osnorkeling di vedere chiaramente sott'acqua.
• mwa7wFacekini, chiamato anche passamontagna da bagno, ideato principalmente per nuotatori e bagnanti.
Concezione antropologica
Numerose ricerche mwa8uetnoantropologiche hanno distinto le differenti funzioni della maschera all'interno delle varie aree continentali: in linea molto generale, la maschera è strumento con cui captare la forza soprannaturale degli spiriti e appropriarsene, utilizzandola a beneficio della comunitàcite-ref-1-99-0[99].
Spesso è associata al mwa8sculto degli antenati. Il soggetto umano o animale è il più diffuso; essa deve comunque assomigliare allo spirito sul quale si desidera agire, nascondendo colui che la indossa.
Concezione psicologica
In psicologia e in sociologia, il concetto di “indossare una maschera” viene utilizzato come metafora per descrivere i diversi atteggiamenti, comportamenti e ruoli che un individuo assume nei vari contesti sociali. Secondo la prospettiva del sé multiplo, ciascuna persona può adottare comportamenti differenti a seconda della situazione, come quello di lavoratore, partner, amico o partecipante a un’attività ricreativa, e ogni ruolo consente di manifestare specifiche sfaccettature della propria personalitàcite-ref-100[100].
La “maschera” non va intesa come un travestimento che nasconde l’identità reale dell’individuo, ma come uno strumento attraverso il quale il sé mostra diverse dimensioni del proprio carattere. In tal modo, la personalità può essere considerata come un insieme di ruoli interconnessi che, pur variando nelle manifestazioni esterne, contribuiscono a definire l’essenza complessiva dell’individuo. Questa prospettiva è stata approfondita da studiosi di psicologia sociale e di sociologia, tra cui mwa9sErving Goffman, il quale ha descritto la vita sociale come un teatro in cui gli individui interpretano ruoli multipli in interazioni quotidianecite-ref-101[101].
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) Paul S. Wingert, mask, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• Museo delle maschere mediterranee, Mamoiada (NU)
• Maschere del Mondo, su mascheredelmondo.it.